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Se rinasco, lo rifaccio: vi spiego perché domani sera, mercoledì 22 maggio, presso l'Auditorium dell'Università della Svizzera italiana. Appuntamento alle ore 20.00. Con le immagini e i racconti di uno che nella vita non poteva fare altro che il reporter: perché altro non sapeva fare. Un incontro per svelare al pubblico le avventure e le disavventure di un mestiere, quello del reporter, che è come il primo amore: non lo scordi mai. E, probabilmente, è quello giusto. Nella foto: la mia camera da letto in Afghanistan. Parlerò anche di lei. Vi aspetto!
È bello poter dire con convinzione "Se rinasco, lo rifaccio."
RispondiEliminaBuona serata
Stefania
Ieri sera all'Auditorium dell'USI mi ha toccato in particolar modo il filmato della signora irachena, alla quale hanno appena comunicato la morte del marito.
RispondiEliminaPer mano dei soldati USA. Presunti liberatori della patria.
Nel giorno addirittura (se ho ben capito) del loro arrivo in patria, l'Iraq.
Si è "denudata" dei suoi simboli, presumo, più intimi. Culturali Dovuti.
I suoi indumenti.
Si è tolta il copricapo (mi sembra addirittura in due fasi, cioè due foulards).
Si è strappata il vestito - parte era a brandelli pendolante sul davanti, lasciando intravvedere la sua biancheria intima - ed i capelli.
E si picchiava sul petto. Con veemenza.
Un'esplicita manifestazione di disperazione.
Come se, nella perdita subita, la signora irachena volesse privarsi anche della sua identità. Così come conosciuta fino a quel momento.
Ed ora, vedova, totalmente compromessa nel suo ruolo societario, volesse manifestare il suo disagio.
Sono mie sensazioni, insomma mi hanno fatto riflettere.
Ed ho pensato che il dolore, in fondo, è difficilmente collocabile.