Raccontare


SPAZIO ALLE STORIE CHE NON SONO STATE RACCONTATE ALTROVE. ALLE PERSONE INCONTRATE E RIMASTE SUL TACCUINO. OPPURE A QUEI PENSIERI CHE MI PASSANO PER LA TESTA VELOCI COME UNA PALLOTTOLA: SE NON LI FERMASSI, LI PERDEREI.

mercoledì 29 agosto 2012

Mancano 30 giorni.

Il 29 settembre tenetevi liberi, dalle 17.30.

Il kalashnikov e la sposa promessa.

Domani, giovedì, sulla Regione: racconto dalla Siria, dalla Turchia e dal Libano. Chi combatte, chi fugge e chi prende moglie. 

Berna mi ha letto.

La stampa araba dà un certo risalto alla notizia che la Svizzera parteciperà al finanziamento di un piccolo ospedale da campo in Siria con 55mila franchi.



Notizia che mi conferma una lettrice con questo articolo:

La Suisse va financer la construction d'un hôpital de campagne en Syrie. Berne va soutenir à hauteur de 55'000 dollars (53'000francs) une clinique d'urgence, a indiqué samedi à l'ats Georg Farago, porte-parole du Département fédéral des affaires étrangères (DFAE). 


In un post precedente mi ero arrabbiato con Berna che ha stanziato una cifra superiore per finanziare riunioni "segrete" e - aggiungo io - inutili del Consiglio nazionale siriano, organismo dell'opposizione (non tutta) all'estero.  Berna mi ha letto (faccio finta di crederlo). 

giovedì 9 agosto 2012

Siria: altri scatti di viaggio.


(c) 2012 weast productions

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La Siria. Un lampadario. E un lunotto inesistente.

Il mio autista siriano oggi è venuto a prendermi con questa macchina. Una Toyota. Voleva fare colpo. Dopo il fiasco di ieri c'è riuscito. Un colpo di sole. Alla nuca. Se non fossi abituato me lo sarei anche preso. Il lunotto posteriore non esiste più. Spazzato via da un proiettile. Io stavo seduto dietro. Non quando è arrivato il proiettile. Sotto il sole di oggi. Ho adorato il "lampadario" interno che ha preso il posto di una banalissima lampadina di serie. Come fai a non sorridere, nonostante tutto? Nonostante la guerra, i morti, la gente che fugge? Gliel'ho promesso: sarà il mio autista per sempre. Sempre. E' stato assunto e nominato.   

(c) 2012 weast productions


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mercoledì 8 agosto 2012

La vita è improvvisazione.

(c) 2012 weast productions
La vita è improvvisazione. E se qualcuno ti dice che no, che le cose le prepari, le progetti, le prevedi, le pianifichi: ciao, grazie, ci vediamo. Non vale la pena di cominciare una discussione. Tempo perso. La vita è improvvisazione. Ai corsi di sopravvivenza in ambienti ostili - che strapaghi, fra l'altro - ti spiegano che prima di spostarti in una zona non sicura devi assolutamente controllare di avere una macchina affidabile: olio, acqua, freni, ecc. Okay. Cosa fai, pero', se la scelta non ce l'hai? Se ti arriva un pick up con un motore che non fa rumore, no, ti parla, ti implora di lasciarlo spento questa mattina? Cosa fai, lo lasci spento? Resti dove sei, rinunci al tuo viaggio? Nein. E cosi' siamo partiti, il mio autista, la mia guida e io. Andata: tutto a posto. Ritorno: appena acceso, il motore non implora piu', non ne ha la forza: si congeda dalla sua luuuunga vita trascorsa a bruciare nafta e a muovere pistoni sulle strade della Siria. Addiiiiio mondo crudele. Non qui, ti prego, non qui, quando non siamo ancora usciti dalla cittadina che le truppe di Assad sadicamente si divertono a bombardare ogni giorno, nonostante siano rimaste poche centinaia di persone dentro le case, o forse proprio per questo. Fai l'uomo, motore, fammi vedere che hai le palle. Solitamente, anche il piu' sgangherato degli engines a questa sfida reagisce e per qualche chilometro tiene, questione di orgoglio, cose fra maschi. Questo, niente. L'autista scarica il barile sul fratello: quell'imbecille si è dimenticato di mettere l'acqua nel sistema di raffreddamento. Impossibile: senza acqua un motore fa al massimo un chilometro e brucia. Vuoi recriminare, a due passi dalla città bersaglio? Noooooo. Allora provi a gettare la stessa sfida all'autista: fai l'uomo e fai vedere che hai le palle. Ci prova, ma un pick up da solo non lo puo' spingere. Okay, lo abbiamo spinto insieme, anche con l'aiuto di alcuni ribelli. Quante volte? Direi una buona decina. Su e giu' per un tratto di strada deserto. Poi qualcuno è arrivato. Ci hanno trainati, miseramente. Trascinati. Nemmeno il cavo di rimorchio ha retto alla vergogna e si è spezzato tre volte. Fermi. Di nuovo. Tre ore e mezza. Poi trainati  di nuovo, da un camioncino. Oddio, un camioncino! Ma non ce l'avete un carro armato, voi dell'Esercito di liberazione? O un jippone, un 4 X 4 generosamente offerto dagli Stati Uniti o dal Qatar? Insomma, una di quelle cose che circolano nelle zone dove si fa la guerra? Al mio minuscolo quartier generale, ospitato in una casetta di contadini, sono tornato, infine, a bordo di un furgoncino Toyota, che in tempi di pace (che pero' erano anche tempi di dittatura) trasportava i lavoratori da e per Aleppo. Niente panzer, niente jippone. Ho imparato qualcosa: come  stanno facendo questa rivoluzione, questa guerra, questa follia, questa avventura urlata contro il sistema: con l'improvvisazione. A mani non dico nude, ma quasi. Questa mattina si è presentato un altro autista. Per strada ho rivisto quello di ieri. Ancora li', davanti al suo pick up abbandonato come un figlio ribelle sul ciglio della strada, il giorno prima. L'autista aveva l'aria di uno che glielo stesse dicendo davvero, al motore: alzati e cammina. Niente. In serata ho saputo che l'intervento di un meccanico - merce rara di questi tempi in questa zona della Siria - ha compiuto il miracolo. Il motore funziona, di nuovo. Pare che giri che è una meraviglia, ora. Garantito che domani mattina mi trovo l'autista davanti a casa. E garantito che sul suo pick up ci saliro' di nuovo. La vita è improvvisazione. Altrimenti che gusto c'è? 

"Sentiti come a casa tua".

(c) 2012 weast productions


Cristo santo, quante realtà ci sono? Ho acceso il mio cellulare, nella provincia di Aleppo. Due minuti dopo mi arriva questo messaggio:

"Welcome to Syria. Feel at home while you roam on the MTN network. For any inquires please call 111". 

E poi un secondo SMS: 

"Ministry of tourism Welcomes you in Syria. Please call 137 for tourism information or complains". 

Uno non se lo aspetta. Per un attimo ho pensato che mi sto immaginando tutto. Persino le persone che incontro. Che la Siria è quella di prima, di sempre. Che non è mai successo nulla. Ho chiamato il 111 e il 137. Dopo alcune difficoltà riesco a stabilire una linea, mi risponde una voce femminile registrata, gentilissima. Mi invita a pazientare, perché tutti i collaboratori sono momentaneamente occupati. Allora mi dico che non sto più sognando. Sono semplicemente impazzito. Chi chiama, in questa guerra, le informazioni turistiche? E quale siriano chiama le informazioni generali? E il servizio reclami? Per chiedere come fuggire dalle bombe senza lasciarci la pelle, forse. Per far sapere al governo che le bombe sui civili non hanno mai ridato la pace a un paese. Se hanno un senso, questi SMS, deve essere per forza questo. Altrimenti sono uscito di testa davvero. E anche questa esplosione, nel villaggio vicino, quella che ho appena sentito, in realtà me la sono sognata. E poi quel "feel at home". Quel "sentiti a casa tua". Fuori, completamente. 

Siria: altri scatti (rapidi) di viaggio.

(c) 2012 weast productions

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martedì 7 agosto 2012

Siria: scatti di viaggio.

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giovedì 2 agosto 2012

mercoledì 1 agosto 2012

Primo agosto e i miei due amori.



Ho sempre detestato i botti del primo agosto. Ancora di più e senza clemenza da quando ho iniziato a sentire quelli veri: che causano non luci nel cielo, morti per strada. Quest'anno mi va bene, sono lontano. Guardo, sul letto, le mie munizioni: occhi elettronici che trasformano il mio sguardo in immagine.  Conto e riconto i cavi, le ottiche, gli accessori, che ci sia tutto. Per un'ulteriore tappa, verso i botti veri, quelli brutali. Due amori di Nikon. Silenziose e pronte a scattare. Non chiedono che di venire con me. Mi ascoltano, con infinita pazienza, borbottare. Gli passerà, si dicono.

Possibile che non mi vada a genio nemmeno il primo agosto? Che debba trovare a ridire anche di quello? Di' qualcosa di divertente, per una volta, Grossi. Okay. Tutti in piazza a ballare per la festa, allora: ma senza botti, senza sindaci e politici e presidenti della Confederazione a leggere discorsi. Che non sono mai davvero in italiano, mai davvero in tedesco e mai davvero in francese. Aria fritta senza ispirazione dentro. Senza memoria e spazio per gli altri. Noi. E basta. C'è sempre qualcuno che muore in qualche guerra nel mondo, a ogni primo agosto. Quest'anno ce n'è qualcuno in più. Come mi sarebbero piaciuti il mio paese, o il mio cantone o soltanto la mia città se per una volta avessero deciso di evitare di simulare e ricordare il frastuono della guerra per festeggiare. Esprimendo, con questa scelta, un profondo rispetto nei confronti di chi, avvolto dallo stesso spaventoso suono, in queste ore sta morendo in un paese chiamato Siria. Chiedo troppo, lo so. E non diverto nessuno.