Quando senti di dovere chiamare al telefono il tuo amico et collega che sta lontano - non dico dove, e non dico dove sto io, in questo momento - per chiedergli se sta bene, bene davvero, giura che stai bene…. Quando senti che la linea è disturbata. Quando senti che ha una voce storta. Quando senti che non te la racconta giusta. Nonostante ti dica che è tutto ok. Quando gli richiedi, hey, buddy, how are you? Tu, che hai un pacco di anni sulle spalle, hai invece ora l'impressione che lui stia in realtà fottutamente male. Soprattutto perché di anni insieme ne hai passati. Hai imparato a capire se quando tossisce lo fa perché ha i polmoni a terra o per dirti diiiio stai zitto, e tu, zitto, resti vivo. Oppure hai imparato a capire che se guarda storto lo fa o perché ha la congiuntivite o perché invece ti vuole evitare un casino pazzesco. Per solito, ha sempre voluto evitarti la seconda option. Amico, questa sera, da qui, da questa inutile specola alla quale mi aggrappo come uno scoiattolo fuori rotta, ti auguro che tu possa restare intero. Non finire a spezzi. Desidero, con tutto me stesso, evitarti la sorte del tritacarne. Per quanto possa valere questo trascurabile auspicio. Qualcuno lo legga, perlomeno. E ti pensi. An Tagen wie diesen (tu che parli anche il tedesco…) alcuni fiumi - uno almeno, quello che guardavi da ragazzo - hanno smesso di scorrere. Per un secondo. Per quanto bastava. Potrebbe, anche questa volta. Bastare. Il tempo - i quattro secondi, cosa vuoi che siano, metti cinque - di saltare dall'altra parte. Altra riva. Altro mondo. E si spera: altra vita. Take care, buddy.
Raccontare
sabato 28 dicembre 2013
martedì 24 dicembre 2013
Auguri, appesi a un palloncino sopra il mondo.
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Auguri a tutti i lettori di Faccia
da Reporter, inviati da una parte qualsiasi del mondo. Buone
Feste. Buon Natale. Aguri a chi crede, a chi cerca di crederci, a chi
crede di crederci. Auguri a chi non ci crede. Auguri a chi cerca un
modo per crederci. Auguri a chi ci crede senza crederci per davvero o
del tutto. Auguri a chi io non ci credo, che poi sotto sotto ci
crede. Auguri a chi mancano pochi giorni all'anno nuovo, che sarà
una storia diversa. Tanto la vita fa sempre quello che vuole lei.
Auguri ai miei amici. Anche agli altri, auguri uguale. Auguri a tutte
le facce da reporter, prigioniere dentro qualche scantinato in Siria,
in America latina, in Africa, in India, in Egitto, in Libia, altrove.
Auguri per farcela, per tenere duro. Perché senza di voi, vuoi
mettere le notizie che figura ci fanno, quelle notizie altrimenti
date con il culo incollato alle sedie e gli occhi allo schermo di un
computer, tutti zitti, ma zitti di brutto su chi le ha battute
queste notizie. Auguri a quelli che le pari opportunità sono la
nostra priorità, quando basterebbe andare un po' in giro per il
mondo per vedere quello che sanno fare le donne, per davvero, sul
terreno, in guerra, quelle senza velo, quelle con il velo, quelle
mezze coperte, che qui gli hanno votato contro perché siamo fatti
così e avanti tutta.
Auguri al fotografo ragazzino di
Aleppo, Molhem Barakat, spappolato a 17 anni da una bomba, lui che
mandava foto al mondo da questa città dilaniata, lui che lavorava
“on a freelance basis” per una graaaande agenzia stampa. Uguale a
dire: se l'è cercata.
Auguri ai due volti che guardano fuori dal
furgoncino nell'immagine che riporto (scattata in Siria) e a cui appendo gli auguri del Blog,
come a un palloncino riempito da polmoni fumati e stanchi. Sono
ancora vivi? Dove sono vivi?
Auguri a chi produce e vende armi, affinché dopo Natale vi venga in mente, brutti bastardi, un prodotto diverso, cristo, visto che è morto anche Kalashnikov, e visto che moriamo tutti, un giorno o l'altro, meglio morire in santa pace, no?
Auguri a chi produce e vende armi, affinché dopo Natale vi venga in mente, brutti bastardi, un prodotto diverso, cristo, visto che è morto anche Kalashnikov, e visto che moriamo tutti, un giorno o l'altro, meglio morire in santa pace, no?
Auguri a quelli che ci ascoltano, che
ci leggono, che sanno tutto di noi, e invece non sanno un emerito
kazzo, auguri a quelli che ci stanno dietro, a quelli che pedinano i
battiti del nostro cuore e le reazioni del nostro cervello, auguri a
quelli che lavorano per prevedere i nostri pensieri imprevedibili.
Auguri a quelli che credono: nella libertà che il nostro sguardo sul
mondo è capace di rivendicare. Uno sguardo libero che ci rende
liberi di raccontare il mondo come ci pare. Di farlo a Natale,
attorno alle tavole quasi pronte, e che non vedono l'ora di essere
spazzate da aria nuova.
Ho ricevuto molti augri. Una fila di email con animazioni elaborate e
complesse: un sacco di babbi natale, un sacco di fessi. Come se le
nostre radici (cristiane, lo vogliamo dire?) fossero in Scandinavia,
fra la neve, le renne, tutti quei pupazzi con il naso rosso di freddo
e d'acquavite. Le nostre radici sono in Medio Oriente. Dentro il
macello che si sta consumando, sotto i nostri occhi. Io non ho figli,
ma se ne avessi, glielo spiegherei: che da lì veniamo, non dalla
baita di babbo natale.
Ora mi calmo. Ecco, sono calmo. Auguri
ai colleghi reporter rapiti, prigionieri, nascosti in qualche cella pestifera, partiti per mostrare il modo a chi invece se ne sta a
casa (e va bene così, ha altro da fare, ugualmente importante). Lo
ammetto: ho, a volte, un debole per il kitsch. E allora, tanto vale
buttarsi: ascoltatevi QUESTA canzone, dedicata a una fotografa
francese partita in missione e poi rapita (in realtà dedicata ai giornalisti francesi realmente rapiti e attualmente prigionieri). È una fiction affidata
alle corde vocali di Patrick Bruel, ma ha parecchia zavorra che la
tiene sulla terra. Sdolcinata, va bene, ma sempre meglio di Stille Nacht. Kicciosa, e va pure bene, ma intanto l'ha scritta, non
me ne viene in mente un'altra, in una lingua diversa. I francesi
sanno essere, quando vogliono, grandi. Dài, auguri ancora, un bacio.
E ciao.
venerdì 20 dicembre 2013
Il senso del taccuino.
Domani, nel Senso del taccuino, sulla Regione: "Due alla fermata del tram". Qui di seguito il (solito) estratto, con gli auguri di buone feste a tutti i lettori del Blog:
Aveva sparato il suo primo colpo a sedici anni. Il fucile, rinculando, aveva fatto meno storie della sua prima ragazza al primo bacio. Il proiettile aveva portato via mezza testa a un uomo di mezza età che vedeva ancora nel mirino. Gli erano bastati tre secondi per concludere che se non sparava lui, sparava l'altro. Non si sentiva né buono, né cattivo. Un po' fatto, questo sì, di qualcosa che gli avevano dato da succhiare, prima di andare in battaglia: prendilo che ti fa bene, diventi un uomo. Quando uccidi qualcuno scende il silenzio e tu hai l'impressione che il cervello se ne va per i fatti suoi, si fa un giro, là sopra, come un insetto metallico che vola lento e preciso, poi riscende e ti fa rapporto. Ti dice: è fatta. La prima volta è la più dura. Quelle che sono venute dopo non le ha mai contate. A sedici anni era troppo vecchio per essere considerato un bambino soldato, e troppo giovane per essere considerato un uomo. Un uomo vero. Quando gli era entrato, il proiettile aveva fatto slap. Una sberla, cosa vuoi che sia? Un minuto dopo, invece, lui chiedeva urlando di poterla fare finita, gli dessero una pistola, un'arma qualsiasi. Dicono che le ferite allo stomaco siano quasi tutte letali, sicuramente sono le più dolorose. Ne era uscito vivo. Il dolore gli rimbalzava ancora oggi nella testa, e cosa strana gli provocava una morsa implacabile lungo la nuca, una tenaglia rovente.
Aveva sparato il suo primo colpo a sedici anni. Il fucile, rinculando, aveva fatto meno storie della sua prima ragazza al primo bacio. Il proiettile aveva portato via mezza testa a un uomo di mezza età che vedeva ancora nel mirino. Gli erano bastati tre secondi per concludere che se non sparava lui, sparava l'altro. Non si sentiva né buono, né cattivo. Un po' fatto, questo sì, di qualcosa che gli avevano dato da succhiare, prima di andare in battaglia: prendilo che ti fa bene, diventi un uomo. Quando uccidi qualcuno scende il silenzio e tu hai l'impressione che il cervello se ne va per i fatti suoi, si fa un giro, là sopra, come un insetto metallico che vola lento e preciso, poi riscende e ti fa rapporto. Ti dice: è fatta. La prima volta è la più dura. Quelle che sono venute dopo non le ha mai contate. A sedici anni era troppo vecchio per essere considerato un bambino soldato, e troppo giovane per essere considerato un uomo. Un uomo vero. Quando gli era entrato, il proiettile aveva fatto slap. Una sberla, cosa vuoi che sia? Un minuto dopo, invece, lui chiedeva urlando di poterla fare finita, gli dessero una pistola, un'arma qualsiasi. Dicono che le ferite allo stomaco siano quasi tutte letali, sicuramente sono le più dolorose. Ne era uscito vivo. Il dolore gli rimbalzava ancora oggi nella testa, e cosa strana gli provocava una morsa implacabile lungo la nuca, una tenaglia rovente.
Mi viene da dirti.
Mi viene da dirti che è come ogni anno
quasi
Natale.
Quasi perché anche quando sarà,
non sarà uguale.
E non è per le balle che raccontano,
per le finte che fanno
e rifanno.
E ci fanno.
Non è per le prediche
appese a messe vuote e senza senso e
senza
umanità. Senza il
dolore.
Tutta roba
che ci aspetta,
come ogni anno.
Non è per le buone intenzioni
manifestate come resti di santi.
Per le messe in scena.
Di cui sorridevamo tutti insieme,
per qualche secondo appena e
soltanto,
dedicandoci poi ad altro.
Agli altri, di cui tu mi chiedevi:
come vivono? Come
stanno?
Come vivono queipovericristi?
Come sopravvivono?
Quei cristi di poveri esseri di cui
raccontavo
la vita. Nelle mie povere storie,
fra una pubblicità e l'altra.
Fra una faccia sorridente
e l'altra.
In mezzo, clandestina e sola:
la vita.
Tu
ascoltavi. L'ascoltavi. E
diventava tua.
La tua vita.
Pure. Tutta. Senza argini.
Assorbita.
La portavi dentro, e io capivo.
Ritornando a casa,
intero,
ogni volta.
Anche questa volta.
E quell'altra, ancora.
La luce nei tuoi occhi,
nel constatarlo.
Oggi dammi un attimo, qualche giorno ancora,
mi chiarirò le idee,
metterò a punto un pensiero,
mi verrà in mente una frase che tenga,
che abbia un senso.
Due parole che non siano
mai
state dette.
Per quanto sia difficile prometterlo.
Per quanto sia difficile prometterlo.
E dirle.
Saprò farlo.
O forse no, nel rumore che c'è
tutt'attorno.
Due parole che tu attendi.
Sapendo, da tempo, che le ho già
dette.
A te.
Me ne hai lavato di sangue
dal naso. Cristo ti ricordi?
Da ragazzo.
E a mio fratello.
La vita, vedi,
fa quello che vuole.
Io, uguale.
Come ora, ad ora tarda,
che ti scrivo. Perché sei.
Sei senza fine.
A costo di prenderne
di botte. Dalla vita.
Per come è se ci metti dentro il naso.
Ancora e sempre.
Per come è se ci metti dentro il naso.
Ancora e sempre.
Ma tante da farmi il naso gonfio.
Gonfio anche dal ridere
per i povericristichesiamo
e non cambiamo mai.
Da fumarci sopra una sigaretta
come facevamo
sul balcone
quando tornavo a casa.
Un'ora buona a fumare.
Buona per una sigaretta.
Buona per una sigaretta.
Che poi una non era mai.
Due. Tre. O metti anche quattro.
Tu che facevi fumo. Fumo e basta.
Mandalo giù, mamma,
quel cristo di un fumo.
E tu niente: punge!
Fumavi la tua sigaretta
che poi, non ancora spenta,
compiva nel vuoto
una miriade di piroette
una miriade di piroette
lanciata,
come avesse una missione da compiere,
dalle tue mani che mandavano luce.
Dal balcone.
Dal balcone.
E poi un'altra ancora.
Insieme.
E ridere.
Ridere sul serio.
Insieme.
giovedì 19 dicembre 2013
Leggere gli altri.
La Rivista dell'Associazione svizzera infermieri e infermiere dedica la copertina e un approfondimento alla missione umanitaria dell'Ospedale regionale La Carità di Locarno in Yemen, con alcuni scatti. La rivista è leggibile QUI.
martedì 17 dicembre 2013
Lo sguardo che rivendica.
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lunedì 16 dicembre 2013
Scatti dedicati a chi resiste. Anche in fuga.
Mecoledì 18 dicembre alle 16.45 verrà inaugurata presso la sede della Direzione per lo sviluppo e la cooperazione a Berna (DFAE) l'esposizione fotografica Yemen: la sfida raccolta. Una serie di scatti che ho realizzato in Yemen accompagnando una squadra di collaboratori dell'Ospedale Regionale La Carità di Locarno che, sul posto, gestisce un progetto umanitario destinato ai profughi in fuga dal Corno d'Africa e alla popolazione locale. L'inaugurazione dell'esposizione coincide con la Giornata internazionale del migrante, un modo per dire "chi è in fuga dalla miseria, dalla guerra e dalla disperazione". Parteciperanno anche Luca Merlini, direttore dell'Ospedale La Carità, Jaleel El-Muaid, chirurgo yemenita professionalmente attivo in Ticino, nonché il dottor Eduard Gnesa, ambasciatore speciale per le questioni internazionali relative alle migrazioni. Siete tutti invitati per un momento di discussione e riflessione che sarà sicuramente dedicato anche ai civili in fuga dalla Siria.
venerdì 13 dicembre 2013
I nomi.
Ecco i nomi dei giornalisti uccisi nel mondo nel 2013. L'elenco è stato preparato dall'autorevole Committee to Protect Journalists. Manca il nome del cameraman iracheno Yasser Faisal Al Joumaili. Ho chiesto una spiegazione per email e attendo una risposta. CPJ utilizza il termine di "motive confirmed" quando si tratta di casi nei quali l'uccisione è stata chiaramente messa in relazione con l'attività giornalistica svolta dalle vittime; viene utilizzata invece la formula "motive unconfirmed" nei casi in cui l'inchiesta per chiarire i motivi dell'uccisione è ancora in corso. CPJ può essere seguito QUI.
48 Journalists Killed in 2013/Motive Confirmed
Terminology explained
Claude Verlon, Radio France Internationale
November 1, 2013, in Kidal, Mali
Ghislaine Dupont, Radio France Internationale
November 1, 2013, in Kidal, Mali
Mohamed Mohamud, Universal TV
October 26, 2013, in Mogadishu, Somalia
Ayub Khattak, Karak Times
October 11, 2013, in Karak District, Pakistan
Mohammed Ghanem, Al-Sharqiyah
October 5, 2013, in Mosul, Iraq
Mohammed Karim al-Badrani, Al-Sharqiyah
October 5, 2013, in Mosul, Iraq
Nour al-Din Al-Hafiri, Freelance
September 29, 2013, in Al-Bahariyah, Syria
Édison Alberto Molina, Puerto Berrío Stereo
September 11, 2013, in Puerto Berrío, Colombia
Rajesh Verma, IBN 7
September 7, 2013, in Muzaffarnagar, India
Fernando Solijon, DxLS Love Radio
August 29, 2013, in Iligan City, Philippines
Tamer Abdel Raouf, Al-Ahram
August 19, 2013, in Damanhur, Egypt
Shahir al-Muaddamani, Local Council of Deraya City Media Office
August 16, 2013, in Daraya, Syria
Mosaab al-Shami, Rassd News Network
August 14, 2013, in Cairo, Egypt
Ahmed Abdel Gawad, Al-Akhbar, Misr25
August 14, 2013, in Cairo, Egypt
Mick Deane, Sky News
August 14, 2013, in Cairo, Egypt
Muhammed Tariq Jadua, Jisr Al-Shaghur Multimedia Network
July 27, 2013, in Jisr Al-Shaghur, Syria
Akhmednabi Akhmednabiyev, Novoye Delo
July 9, 2013, in Semender, Russia
Ahmed Assem el-Senousy, Freedom and Justice
July 8, 2013, in Cairo, Egypt
Fidaa al-Baali, Orient News
July 5, 2013, in Damascus, Syria
Salah al-Din Hassan, Shaab Masr
June 29, 2013, in Port Said, Egypt
Yara Abbas, Al-Ikhbariya
May 27, 2013, in Al-Qusayr, Syria
Mohamed Ibrahim Raage, Radio Mogadishu, Somali National Television
April 21, 2013, in Mogadishu, Somalia
Aslam Durrani, Daily Pakistan
April 16, 2013, in Peshawar, Pakistan
Walgney Assis Carvalho, Freelance
April 14, 2013, in Coronel Fabriciano, Brazil
Mikhail Beketov, Khimkinskaya Pravda
April 8, 2013, in Khimki, Russia
Abdul Raheem Kour Hassan, Watan FM
Unknown, in Damascus, Syria
Amer Diab, Freelance
March 29, 2013, in Damascus, Syria
Mahmoud Natouf, Sana al-Thawra, Moadamyat Al-Sham Media Center
March 14, 2013, in Damascus, Syria
Ghaith Abd al-Jawad, Qaboun Media Center
March 10, 2013, in Damascus, Syria
Amr Badir al-Deen Junaid, Qaboun Media Center
March 10, 2013, in Damascus, Syria
Rodrigo Neto, Rádio Vanguarda and Vale do Aço
March 8, 2013, in Ipatinga, Brazil
Walid Jamil Amira, Jobar Media Center
March 3, 2013, in Damascus, Syria
Olivier Voisin, Freelance
February 24, 2013, in Antakya, Turkey
Mafaldo Bezerra Goes, FM Rio Jaguaribe
February 22, 2013, in Jaguaribe, Brazil
Mohamed Saeed al-Hamwi, Qaboun Media Center
February 17, 2013, in Syria, Syria
Youssef Adel Bakri (Youssef Abu Jad), Halab News Network
February 15, 2013, in Aleppo, Syria
Ahmed Rajib Haider, Freelance
February 15, 2013, in Dhaka, Bangladesh
Loay al-Nimir, Freelance
January 31, 2013, in Arbin, Syria
Issam Obeid, Freelance
January 31, 2013, in Arbin, Syria
Abdel Karim Nazir Ismail, Freelance
January 31, 2013, in Arbin, Syria
Mohamed al-Mesalma, Al-Jazeera
January 18, 2013, in Daraa, Syria
Abdihared Osman Aden, Shabelle Media Network
January 18, 2013, in Mogadishu, Somalia
Yves Debay, Assault
January 17, 2013, in Aleppo, Syria
Bassem Fawaz al-Zabi, Freelance
January 13, 2013, in Daraa, Syria
Mirza Iqbal Hussain, News Network International
January 10, 2013, in Quetta, Pakistan
Saif ur Rehman, Samaa TV
January 10, 2013, in Quetta, Pakistan
Imran Shaikh, Samaa TV
January 10, 2013, in Quetta, Pakistan
Suhail Mahmoud al-Ali, Dunya TV
January 4, 2013, in Damascus, Syria
2 Media Workers Killed in 2013
Terminology explained
José Darío Arenas, Extra Quindío
September 28, 2013, in Caicedonia, Colombia
Ahmed Sharif Hussein, Radio Mogadishu
August 20, 2013, in Mogadishu, Somalia
26 Journalists Killed in 2013/Motive Unconfirmed
Terminology explained
Juan Carlos Argeñal Medina, Globo
December 7, 2013, in Danlí, Honduras
Bashar al-Nuaimi, Al-Mosuliya TV
October 24, 2013, in Mosul, Iraq
Jesus "Jessie" Tabanao, dyRC Radyo Calungsod
September 14, 2013, in Cebu City, Philippines
Vergel Bico, Kalahi
September 4, 2013, in Calapan City, Philippines
Rakesh Sharma, Aaj
August 23, 2013, in Etawah, India
Narendra Dabholkar, Sadhana
August 20, 2013, in Pune, India
Carlos Alberto Orellana Chávez, Canal Óptimo 23
August 19, 2013, in Suchitepéquez, Guatemala
Mario Sy, Freelance
August 1, 2013, in General Santos City, Philippines
Richard Kho, Aksyon Ngayon
July 30, 2013, in Manila, Philippines
Bonifacio Loreto, Aksyon Ngayon
July 30, 2013, in Manila, Philippines
Alberto López Bello, El Imparcial and Radiorama
July 17, 2013, in Oaxaca City, Mexico
Aníbal Barrow, Globo TV
June 24 through July 9, 2013, in San Pedro Sula, Honduras
Liban Abdullahi Farah, Kalsan TV
July 7, 2013, in Puntland, Somalia
José Roberto Ornelas de Lemos, Jornal Hora H
June 11, 2013, in Nova Iguaçu, Brazil
Jitendra Singh, Prabhat Khabhar
April 27, 2013, in Jharkhand, India
Daniel Alejandro Martínez Balzaldúa, Vanguardia
April 23 or 24, 2013, in Saltillo, Mexico
Mario Vendiola Baylosis, Radyo Natin and DXNC-Radyo Suhnan
April 22, 2013, in Mindanao, Philippines
Bernard Wesonga, The Star
March 30, 2013, in Mombasa, Kenya
Jaime Guadalupe González Domínguez, OjinagaNoticias
March 3, 2013, in Ojinaga, Mexico
Mehmood Jan Afridi, The Daily Intekhab
March 1, 2013, in Kalat, Pakistan
Malik Mumtaz, Geo TV and News International
February 27, 2013, in Miran Shah, Pakistan
Luis Choy, El Comercio
February 23, 2013, in Lima, Peru
Nemi Chand Jain, Freelance
February 12, 2013, in Chhatisgarh, India
Mohamed Abd Al-Rahman, Syria News
January 24, 2013, in Damascus, Syria
Ikechukwu Udendu, Anambra News
January 12, 2013, in Anambra state, Nigeria
Issa Ngumba, Radio Kwizera
January 8, 2013, in Kigoma, Tanzania
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