Raccontare


SPAZIO ALLE STORIE CHE NON SONO STATE RACCONTATE ALTROVE. ALLE PERSONE INCONTRATE E RIMASTE SUL TACCUINO. OPPURE A QUEI PENSIERI CHE MI PASSANO PER LA TESTA VELOCI COME UNA PALLOTTOLA: SE NON LI FERMASSI, LI PERDEREI.

venerdì 13 gennaio 2017

Il senso del taccuino.

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Domani nel Senso del taccuino su LaRegione: "L'intuizione della normalità". Qui di seguito il consueto estratto, con una fotografia (scattata a Mosul) che sul giornale sarà diversa e che anche qui non si riferisce alla bambina citata, la cui foto è stata pubblicata in precedenza sul Blog:

A Mosul, sulla prima linea del fronte, ti chiedi come sia possibile incontrare ancora dei civili decisi a restare. Osservi i bambini, perché nei loro occhi c'è qualcosa che negli occhi degli adulti non trovi. Inas ha sei anni. Non parla. Mi guarda e basta. Mi guarda e basta. Nel suo sguardo c'è il silenzio più assoluto, e c'è una profondità che attira. Ho paura di finirci dentro, ma non resisto, perché so che troverò qualcosa. Nel fondo che non finisce dello sguardo di questa bambina, scopro l'esperienza vissuta della normalità che caratterizza ogni agire dell'essere umano, che caratterizza anche le azioni di cui è vittima lei, e tutti gli altri ancora piccoli. Forse è da questo sguardo che imparano gli adulti, quelli che fuggono e quelli che restano, da questo sguardo capiscono che la guerra è normale, anzi è la cosa più normale che ci sia. Perché quest'altra bambina, che ho ora davanti, non sussulta al boato delle esplosioni o quando una mitragliatrice si mette a tossire, una tosse marcia che mette paura? Non è l'abitudine fatta, o il trauma psicologico che l'ha stordita. Non si spaventa, credo, perché ha capito: quanto sta succedendo attorno a lei è normale.

1 commento:

  1. Mathilde verhees13 gennaio 2017 20:59

    penso spesso alle persone che vivono li, o altrove in mezzo all'infamia della guerra, agli esuli, alle ragazze rapite, ai b bimbi soldato, e la lista é troppo lunga... e mi sento male per non far niente. e mi dispiace così tanto. E ti ammiro perché hai il coraggio di stare li con loro. Grazie Gianluca per date voce a chi non ha voce, e viso agli invisibili! Dio ti protegga!

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