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Domani, nel Senso della biro, pubblicato su Faccia da reporter, il primo appuntamento dell'estate: Muso a muso. Qui di seguito il primo estratto (che da oggi definiremo: il solito estratto).
Pensava a come siamo fatti. E per la
prima provava un senso di pace. Detta così, questa parola non ha
senso. Non ha un sinonimo e non ha un contrario. È una sospensione
del pensiero. È un buco nero nella vita di tutti i giorni. I suoi
amici avrebbero detto che è una stronzata patetica. I suoi amici.
Dov'erano, ora? Quelli che aveva sempre chiamato “fratelli” non
aveva nemmeno voglia di pensarci a dov'erano, perché di sicuro non
lo sapevano nemmeno loro. Gli altri erano delle femminucce che al primo
soffio di vento (al primo botto vero) se l'erano data a gambe: andassero a farsi fottere
loro e tutti i soldi che avevano, li seguissero pure i genitori, che
c'erano sempre stati, nell'ombra, soprattutto quando le cose si
mettevano male, sentivi che c'era qualcuno che quelle mezzeseghe di
“amici” li avrebbe tirati fuori dai guai al momento giusto,
magari l'ultimo, quando tutto stava per spaccarsi, arrivava il
paparino di turno e zac, con il pollice e l'indice abbronzati
ripescava quel suo figlio rincoglionito che stava per combinare un
grosso guaio, forse uno di troppo, e se lo riportava a casa. Avere
amici ricchi ti mette sempre addosso un'inquietudine uguale a una
sensazione di freddo: non ti puoi fidare, perché male che vada, per
loro andrà meglio di quanto andrà a te. Pensava che era energia
buttatta: pensarci. E siccome la testa gli stava andando a mille, e
siccome aveva la sensazione di arrivare dove non era mai arrivato con
il pensiero, e siccome capiva che avrebbe visto cose che non aveva
mai visto, e siccome era messo com'era messo, e siccome comunque non
l'avrebbe rimpianto nessuno, e siccome lui di genitori non ne aveva
(:più), e siccome un attimo prima gli veniva da piangere ma adesso
stava meglio e anzi respirava con un po' di affanno ma tranquillo, e
siccome quasi quasi avrebbe sorriso, e siccome cazzo che caldo che
faceva, e siccome come la fermo la testa adesso? Calmati. Cosa vuoi
che ci vuole a morire? È questione di tempo. Poco. Tieni duro. E siccome gli
spiaceva il fatto che stava crepando d'estate, si era tolto anche l'estate dalla testa. Non voleva
rovinarla a nessuno. Pensava soltanto che era lì, per la prima volta davvero muso a muso con sé stesso. Muso a muso gli piaceva, come espressione.