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Raccontare
mercoledì 29 giugno 2016
Cosa sai della mia vita?
venerdì 24 giugno 2016
Il senso del taccuino.
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La città è così grande che a volte le mette paura. Esce di casa e trattiene il respiro. Uno, due, tre, quattro. In realtà, comincia quando esce dalla doccia. Si prepara, la prende da lontano. Sei, sette, otto, nove. Appena in strada chiude gli occhi, anzi li ha già chiusi: da prima. Undici, dodici. Li stringe forte. Tredici, quattordici. Li riapre piano: le palpebre sono un sipario leggero strappato via dal rumore e dal solito vento leggero che non smette mai. Oh mai, oh mai. Oh mai! La televisione, ieri sera, ha detto che sono tempi difficili. La radio, questa mattina, l’ha confermato. E anzi ha rincarato la dose: sono tempi difficili e incerti. Quindici, sedici, diciassette. Incerti. Nel naso le entrano i profumi che la gente si è messa prima di uscire, anche lei, di casa. Nella testa le gira una cosa sola. Gira e rigira. Finché viene fuori: « Che palle ». A volte, fa bene dirlo. Ad alta voce. Così che uno, passando vicino, alza la testa. Mentre la paura se ne va. Un po’.
martedì 21 giugno 2016
Combinazioni semantiche.
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mercoledì 15 giugno 2016
martedì 14 giugno 2016
Uno sguardo non è mai abbastanza.
Terza edizione di "Infiniti passi". Per riflettere anche su quanto è successo negli USA e in Francia nelle ultime ore. Mettendo queste pagine in relazione, ma anche confrontandole, anzi scontrandole con la versione del mondo proposta da altri sguardi, misurandole con altri sguardi, facendole dialogare con altri sguardi. Uno sguardo, da solo, non è mai abbastanza.
venerdì 10 giugno 2016
Il senso del taccuino.
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Andrebbe scritto sui muri: che tutto
accade simultaneamente, al mondo. Che la realtà è come tirare
dentro aria nei polmoni: respiri, e nel medesimo istante il tuo corpo
compie una infinita quantità di operazioni concomitanti. Difficile
dire quale sia la più importante: se sia il respiro, il battito del
cuore, il lavoro dei reni, l'instancabile riproduzione delle cellule,
la guardia montata dal cervello, tutto il resto. Sono operazioni
collegate, dipendenti una dall'altra. Accadono simultaneamente con lo
scopo di farci tirare avanti. Adesso dimmi se la realtà non sia un
po' la stessa cosa: accade simultaneamente per consentire al mondo di
tirare avanti. E, elemento ancora più interessante, le
manifestazioni del suo accadere (che chiamiamo fatti o notizie alle
quali giornalmente concediamo l'onore della menzione e
dell'attenzione oppure no) sono collegate. Da che cosa? Da un filo
invisibile. E sia pure, sia pure soltanto, un filo che tiriamo noi.
(Linking e/o riproduzione dietro autorizzazione dell'autore).
mercoledì 8 giugno 2016
Il senso del sorriso. E: grazie.
Grazie alla Pro Ticino e alla Pro Grigioni italiano di Berna. E all'Università. Di Berna. Sì. Per l'ospitalità di ieri sera. Grazie al professor Bruno Moretti, che nella su introduzione ha proposto una lettura di "Faccia da reporter", cogliendovi, con grande soddisfazione del reporter in questione, anche e in particolare l'accento ironico, autoironico. Il senso del sorriso, ecco. Grazie al pubblico. Ohhh, sì, al pubblico. Grazie. Per l'attenzione e le domande. Che avrebbero richiesto, insieme alla discussione suscitata dalle mie parole e dalla lettura di alcuni passaggi di "Infiniti passi" e dagli interventi di chi c'era, più tempo per essere affrontate e approfondite. Diciamo un mese. O, forse, una vita. Una. Vita.
domenica 5 giugno 2016
Se parli della vita.
- Martedì 7 giugno alle ore 18.15 sarò ospite della Pro Ticino presso l'Uni Tobler di Berna per.
- Per, scusa?
- Per.
- Sì ma, dopo….?
- Per presentare Infiniti passi. Per leggerne alcuni passaggi. Per ragionare sul giornalismo, su come raccontare il mondo, con quale linguaggio, con quali immagini. Per tirare fuori la mia faccia da reporter. Per farci un giro, tutti insieme, dentro la vita. O almeno un pezzo.
- Un pezzo? Scusa: un pezzo di cosa?
- Un pezzo di lei.
- …
- Intesa: la vita.
- Se parli della vita, sei il benvenuto.
- Grazie. E, in particolare, grazie a chi mi ha invitato. Vi aspetto con infinito affetto. E venite pure anche se non vi siete annunciate/i. Se c'è da stare, stiamo.
- Stiamo?
- Stiamo in piedi.
sabato 4 giugno 2016
Una buona ragione.
Ogni mattina, appena sveglio, per prima cosa verificava di essere ancora vivo. Trascorreva il resto della giornata festeggiando. Confortato dalla certezza (e fosse anche soltanto mezza) di avere una buona ragione per farlo. (Zurigo, giugno 2016)
(Linking e/o riproduzione soltanto con autorizzazione dell'autore).
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