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Aveva smesso di credere in dio a
quarant'anni. Venticinque anni fa. Aveva ufficializzato la decisione fumandosi
una sigaretta sul balcone: vedessero tutti! L'aveva fumata come se, in quei
pochi minuti, stesse consumando la vita di suo figlio. Boccata dopo boccata.
Aveva provato un dolore immenso, senza confini, più grande di lei e di quanto
potesse immaginare. Aveva dato alla morte di suo figlio, con quella sigaretta,
l'unico senso che poteva avere:
non quello che i generali avevano suggerito nella lettera spedita insieme allo
stivale; e nemmeno quello che piaceva a vicini e conoscenti, musulmani e
cristiani del quartiere: compivano sforzi troppo visibili, celati sotto parole
troppe volte ripetute, cercavano nell'aldilà un senso da dare all'aldiqua.
Parole vuote. L'unico senso che era riuscita a dare alla morte di suo figlio
era zero. Nessun senso. Il senso di una sigaretta fumata. Nulla.