Tanto per intenderci e per un minimo di approfondimento: click QUI. Che sia chiaro: non si intende dire che allora gli elicotteri andrebbero forniti anche al governo siriano. Al contrario. E' il meccanismo della doppiaggine a interessarci, che contribuisce a sollevare polveroni attraverso i quali vediamo soltanto ricorrendo alla (stavo per scrivere: armandoci di) ricerca paziente, al senso spassionato dei confronti. Il partito da prendere è sempre e soltanto il prodotto di una definizione di chi è amico e di chi invece è nemico. Smascherare chi definisce aiuta a capire. Il problema sorge quando, umanamente (non: politicamente, sarebbe un non datur), si crea una coincidenza (una sintonia) delle definizioni: fra lo smascherante e lo smascherato. Quando, insomma, ci si trova d'accordo nel definire i torti e le ragioni, gli amici e i nemici. A patto che questo sia frutto e risultato di una visione analitica e non manichea (non aprioristica, quindi, e quindi non bushiana, non obamiana, non cattolica e nemmeno protestante o neoislamica id est islamista) del mondo. A toglierci dall'imbarazzante situazione basterebbe, forse, questo codicillo: uno può avere ragione per le ragioni sbagliate. Resta il fatto che ha ragione, ma la ragione ci suggerisce nondimeno di tenerlo d'occhio. Per una serie di ragioni. Tutta una serie di ragioni.
Raccontare
mercoledì 13 giugno 2012
venerdì 8 giugno 2012
Il senso del taccuino.
Domani, 9 giugno, nel Senso del taccuino, sulla Regione: Quei morti che non ricevono scuse.
(...) Perché anche questo sono riusciti a farci credere il Presidente Obama e la Signora Clinton: che quando a ucciderli sono i buoni, i morti servono a una causa. Quindi zitti. Tutti quanti.
(...) Perché anche questo sono riusciti a farci credere il Presidente Obama e la Signora Clinton: che quando a ucciderli sono i buoni, i morti servono a una causa. Quindi zitti. Tutti quanti.
lunedì 4 giugno 2012
Due ragazze.
Le infinite confidenze. I segreti svelati. L'ironia rovesciata addosso ai maschi assenti. La pagella che si meritano, senza una sufficienza che sia una. Due palle raccontate in una sera di prima estate, tiepida. Due risate. Infine: ciao, torno a casa. Ciao, che me ne sto già andando. Il mondo è tutto nei nostri occhi: vederlo, raccontarlo.
lunedì 28 maggio 2012
Dentro tutti.
E' un LINK un po' datato ma resta interessante per farsi un'idea di quanto probabilmente sta succedendo sul terreno in Siria e di quante siano le facce della realtà che ci ostiniamo a capire e, qualche volta, a raccontare. Da aggiungere la presenza di russi, iraniani, libanesi, ecc.
domenica 27 maggio 2012
Stanno al gioco. Sempre.
| (c) 2012 weast / I testimoni hanno bisogno di poco bagaglio. |
Oggi mi ha scritto Maria de Lourdes Villiers-Farrow. Per farmi capire: Mia Farrow. L'attrice. Su Twitter. Non la seguo e quindi deve essersi trattato di un RT di qualcuno che seguo. Mia si diceva "indignata" a nome di UNICEF - l'agenzia ONU per l'infanzia - di cui è ambasciatrice. Indignata per il massacro di Houla, in Siria, e in particolare per la morte di "32 bambini". Ho ritwittato scrivendo "qual è la soglia di morti necessaria per ricevere un messaggio da Mia Farrow?". Per ricevere - aggiungo ora - un messaggio da UNICEF o dall'ONU in generale? Che si è prestata a un gioco subdolo e pericoloso in Siria: osservare cio' che il mondo non vuole vedere. La morte. Portata dall'odio interetnico, dallo spirito di sopravvivenza di un reggente, dall'infiltrazione dei professionisti della violenza e del tritolo. Un gioco subdolo perché non puoi startene a guardare la morte senza dire chi l'ha causata, senza urlarlo. Non puoi mandare un messaggino quando la conta dei morti, fra i bimbi, arriva persino a New York, a strapparti agli affari tuoi che giustamente stai seguendo. O lo fai da subito, dal primo morto, o scegli il silenzio, anche quando i morti sono cento. Per coerenza. Per decenza. E' questo che voglio dire: o si denuncia o si sta zitti. Si denuncia subito o si sta zitti sempre. In Afghanistan, oggi stesso, un bombardamento NATO ha ucciso sei bambini. Non ho ricevuto nulla dalla signora Farrow. Il suo rilevatore non ha fatto "bip". Perché è tarato diversamente. I testimoni hanno bisogno di poco bagaglio. Le sigle dell'ONU (UNICEF, ecc.) si portano dietro, oltre a molte lettere dell'alfabeto, una marea di persone e di occhi: che non servono a nulla. Perché, anche quando registrano, urlano e denunciano, stanno al gioco. Sempre al gioco. Degli uni e/o degli altri.
venerdì 25 maggio 2012
mercoledì 23 maggio 2012
Un testimone scomodo: su RSI 1.
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| (c) 2012 weast |
Questo è il LINK alla trasmissione.
Giovedi' sera 24 maggio a Falo' su RSI 1 (Televisione svizzera), ore 21.10, l'inchiesta di Weast Productions svela il caso El Ghanam. Una vicenda che coinvolge i servizi segreti svizzeri e un colonnello egiziano rifugiato politico a Ginevra.
In Egitto molti lo considererebbero un eroe, un anticipatore della rivoluzione, perché aveva osato criticare il regime di Mubarak quando tutti lo temevano. In Svizzera è in carcere, a Champ-Dollon. In internamento da cinque anni perché giudicato pericoloso. Mohammed El Ghanam, colonnello egiziano, esperto riconosciuto di terrorismo, era giunto in Svizzera dieci anni fa come rifugiato politico. Si è sempre definito una vittima delle pressioni fisiche e psicologiche dei servizi segreti elvetici e delle autorità politiche ginevrine e federali per essersi rifiutato di collaborare come agente infiltrato negli ambienti islamici. I medici del carcere ginevrino si dicono molto preoccupati per le sue condizioni di salute, ma l’egiziano resta in carcere. Una vicenda che getta lunghe ombre e suscita non pochi interrogativi sull'operato dei servizi segreti svizzeri e sulle autorità giudiziarie ginevrine.
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