Raccontare


SPAZIO ALLE STORIE CHE NON SONO STATE RACCONTATE ALTROVE. ALLE PERSONE INCONTRATE E RIMASTE SUL TACCUINO. OPPURE A QUEI PENSIERI CHE MI PASSANO PER LA TESTA VELOCI COME UNA PALLOTTOLA: SE NON LI FERMASSI, LI PERDEREI.

venerdì 8 luglio 2011

"Di spalle sei meglio"



Foto dal deserto vicino al Mar Rosso.  Quella sotto, di spalle, mi piace in modo particolare: avevo chiesto al mio assistente di scattarmi una bella fotografia, così, per ricordo. Mi ha preso di spalle. Vorrà dire che vengo meglio così, quando non mi si vede. La produzione alla quale ho lavorato verrà diffusa nelle prossime settimane. Per chi fosse interessato pubblicherò la data sul blog.

Di ritorno

(c) 2011 weast productions
Eccomi. Rieccomi. Dopo giorni trascorsi lavorando ma lontano da una connessione internet. Per chi ne avesse voglia, ho postato QUI alcune fotografie scattate rapidamente al Cairo, oggi. Piazza Tahrier di nuovo piena di gente. Per dire ai militari che governano il paese (ad interim) che questo Egitto non è quello che chiedeva chi ha fatto e chi è morto per la rivoluzione. Il paese è di nuovo in fermento. Avevo parlato, sin da subito, dopo averla seguita tutta, di "rivoluzione a metà". Oggi ho avuto più di una conferma che avevo visto giusto.  Affidare ai generali la transizione verso la democrazia è una sfida delicata. Un atto di fiducia sconfinato. Forse troppo. 

martedì 28 giugno 2011

20 infiniti minuti

20 minuti, cara Donatella, possono essere interminabili. Dipende come li trascorri. D'accordo su quanto dice, ma la pubblicazione in questione non credo sia destinata a parlare di vite lontane, né tantomeno di chi se ne fa narratore. Mi auguro, tuttavia, che in quei 20 minuti ci facciano stare le vite vicine. C'è così tanto da raccontare anche sotto casa, dietro l'angolo, in città. Non lo fa nessuno. Leggo i giornali locali e mi dico che è carta buttata, per nulla. Non c'è racconto, curiosità, voglia di scoprire storie, apertura all'altro. Non c'è nulla. Si va avanti convinti della stessa storia di sempre, inventata da chi ha il fiato corto: che siamo piccoli e che non succede niente. Credo, invece, che manchi soltanto la fantasia. Che non è immaginazione. E' un modo di vedere oltre la realtà, per raccontarla meglio.

La spalla e la telecamera

Un male pazzesco eppure così familiare alla spalla destra (la spalla della telecamera) mi ha tenuto lontano dal Blog. Non appena il cervello mi  torna nella testa (ci sta tornando...) mi rimetto a scrivere. Ma è importante che scriva chi da questo indirizzo ci passa, ogni tanto. Ho inserito una funzione che mi consente di verificare i post prima di pubblicarli. Non è è un intento censorio, è soltanto una precauzione antispam. A presto.

20 minuti

Ricevo da Donatella questo testo e la foto acclusa in reazione al mio post che linkava a Tim Hetherington:


20 minuten, 20 minutes, 20 minuti. Il giro è concluso.
Società di consumo, informazione di consumo. Informazione che si usa, poi si getta. Informazione ridotta ad un Kleenex.
Mi chiedo solo se chi legge questo tipo d’informazione (incluso la sottoscritta) sa o si ricorda che i giornalisti per documentare conflitti, violazioni dei diritti umani, speranze d’interi popoli, e ben altro, rischiano libertà o vita e a volte perdono l’una o l’altra. Valgono più o meno di 20 minuti ?

Donatella

mercoledì 22 giugno 2011

Stringimi amore

(c) 2011 weast productions
Ho mangiato una pizza. Questa sera. Al ristorante. Accanto a me,  due uomini. Lo ammetto: ho ascoltato, tutto. Parlavano di tiro obbligatorio e di tiro non obbligatorio, tiro di piacere, l'uno e l'altro affrontati con passione. Insomma, due a cui piace sparare a un bersaglio con un'arma da fuoco. La descrivevano, come fanno un po' tutti in Svizzera, con riferimento all'anno di produzione. Un 97, un qualcosa d'altro. A parte che fa rumore e che se hai una casa vicino a un poligono di tiro dai di matto, sparare può avere un suo fascino. E' un esercizio di concentrazione. Al quarto boccone di pizza mi sono detto che, uguali ai due signori accanto a me questa sera in pizzeria, chissà quanti ce ne sono in giro in Svizzera di innamorati del moschetto e del poligono. Amori dichiarati o meno che siano. E poi mi sono chiesto ancora che cosa, miracolosamente, trattiene tutta questa gente dallo spararsi addosso. E infine ho concluso, andando in altra direzione, che c'è un potenziale bellico spaventoso fra questi cecchini della domenica: anche in pizzeria. Il fucile è la loro playstation: scaricano, insieme al caricatore, la voglia di farsi a pezzi sul serio.  Il fucile è la loro bambola gonfiabile. Cosi' facendo relativizzano la funzione dell'arma di cui parlano e che usano e quindi delle armi in generale. Un'arma che nel weekend stringono, non ho dubbi, più appassionatamente che le loro mogli o compagne.  Feticcio e giocattolo, amante e fidanzata ideale. Uno strumento di morte diventa  attrezzo sportivo, scappatella dichiarata. "Amore, vado a sparare un paio di caricatori al poligono..." E ci vanno davvero, non è nemmeno una scusa. Quando questi snipers vedono in TV un ragazzino che in Africa piuttosto che in Medio Oriente stringe un Kalashnikov fra le mani commentano, increduli e scandalizzati. Ma se glielo spiego io, a quei ragazzini, che nel mio paese la gente va a sparare senza avere un vero nemico di fronte, scuotono la testa e dicono che i matti siamo noi.

martedì 21 giugno 2011

Tim e il vento della vita

Vorrei suggerire questo LINK, è un corto firmato da Tim Hetherington, fotografo, cameraman e regista, ucciso in Libia mentre faceva il suo lavoro due mesi fa circa. Me lo sono guardato e riguardato, ora lo segnalo, riesco a segnalarlo. Riduco le parole, in questi giorni, anche la luce: diventa una piacevole penombra e ricarica. Ringrazio tutte le persone che hanno postato commenti, ho qualche difficoltà tecnica a farlo individualmente.