Caro Christopher Hitchens: che ti porto
nella memoria, nel Kindle, nello zaino con i cavi, le due Nikon e
tutto il resto. Anche oggi. Alla notizia di una corte egiziana che ha deliberato di
oscurare Youtube per un mese, dopo che il portale si è rifiutato di
cancellare quella enorme cazzata di video sul profeta Maometto che,
qualche mese fa, ha fatto sparlare i media e montare su tutte le
furie qualche musulmano. Anche oggi, Christopher, ti rileggo: i
passaggi sottolineati, con quello che, di volta in volta, avevo sotto
mano: una matita, un sasso che lascia il nero sulla pagina, lo sporco
che mi tolgo dalla faccia quando sono in giro. Il titolo, già citato
(quante volte?) in questo blog e altrove:
dio non è Grande. E
le tue riflessioni per spiegare come “religion poisons everything”.
La religione avvelena la vita. E il ragionamento degli esseri umani.
Non la fede, non quella, non il credere a un dio o a più di uno,
credere ai morti, ecc. No, la religione. Religione come
assoggettamento. Prendi questi esempi: la corte in Egitto, i Fratelli
musulmani in Egitto, la situazione in Tunisia, la giovane ragazza
violentata a Colonia a cui due cliniche cattoliche della città hanno
rifiutato la “pillola del giorno dopo” (che agisce quando l'ovulo
non è ancora stato fecondato, appunto: per evitare che ciò accada), con la litania insopportabile nella quale si sono malamente e disumanamente fuse le richieste pronunciate dai rappresentanti del clero cattolico
tedesco di “aiutare” la ragazza, di volerla prima – PRIMA? -
“consigliare”.
Vedi, è un niente e siamo tutti dentro
lo stesso catino: loro (musulmani) e noi (cristiani, cattolici nella
fattispecie, ma non c'entra). Lo stesso atteggiamento. Nel mio
piccolo, ho fatto questa pensata.
Rivoluzioni arabe: al potere sono
finiti i partiti di ispirazione religiosa. Controllano una parte
della società attraverso le preesistenti organizzazioni caritative,
di assitestenza, ecc. Questi gruppi (e poi partiti) hanno sempre
sostenuto un'idea guida: la soluzione è nella religione. Giunti al
potere, botta pazzesca: dio sembra insfischiarsene. Della
disoccupazione, delle quotazioni in borsa, delle esportazioni, del
Fondo monetario internazionale, della democrazia, di tutto. Oddio.
Che fregatura. E ora? Ci incazziamo, di brutto. Se dio se ne
infischia significa che non ci stiamo comportando bene, che ignoriamo
le sue richieste: magari non gli piace la democrazia (c'era, ai tempi in cui è stato annunciato, questo dio?). E allora, vai di manganello (e ben peggio). Tutti
in riga, per piacere a qualcuno che esiste soltanto nella nostra testa.
Se dio esistesse davvero, non ci starebbe dentro, troppo piccola.
Il nostro dio (Occidente): vedi
l'esempio della Germania (ragazza violentata). E' soltanto uno. Ci
vantiamo della nostra vissuta separazione fra Stato e Chiesa
(maiuscolo per capirci). Bugie. La chiesa (minuscolo, per capirci) è
ovunque. Ovunque. La chiesa e la religione. Non la fede, che, di
nuovo, specifico, è su un piano diverso, intimo, personale. La
religione avvelena la nostra vita: perché è espressa (nella più
parte dei casi) da esseri umani che non c'azzeccano. Perché ne siamo
imbevuti, inconsapevolmente, e molte decisioni le prendiamo e molti
giudizi li pronunciamo sulla base di questa per molti (troppi)
sopportabile ubriacatura. Non è filosofia. Non è etica. Non è
morale. Queste chiedono e richiedono una testa lucida. La religione,
no.
Caro Christopher Hitchens, torno a
proporti come lettura, indispensabile. Vitale. Visto che anche nel
mio modesto mondo (quello dei giornalisti) è in abbondante
circolazione il veleno della religione, che altera (senza ammissione,
senza sottopancia, senza niente) una visione del mondo proposta come
oro colato. E già che ci sono (e visto che ormai tu non ci sei più,
terrenamente parlando) suggerisco anche un'altra lettura, il tuo
Mortality. Poche pagine: dove il lettore trova la tua confessata
fede nell'essere umano. Meglio di questa, vuoi mettere?