Raccontare


SPAZIO ALLE STORIE CHE NON SONO STATE RACCONTATE ALTROVE. ALLE PERSONE INCONTRATE E RIMASTE SUL TACCUINO. OPPURE A QUEI PENSIERI CHE MI PASSANO PER LA TESTA VELOCI COME UNA PALLOTTOLA: SE NON LI FERMASSI, LI PERDEREI.

mercoledì 17 ottobre 2012

Quando si dice amore.



(c) 2012 weast productions

(c) weast productions

Due dichiarazioni d'amore: scritte allo spray su un muro vicino a Locarno. Foto di oggi. Ho spinto sui freni subito, appena viste. Parcheggio, scendo, prendo il cellulare e scatto. Meraviglia. Quando la vita ti regala un film d'amore sulla strada e in mezzo al traffico. Una trama complessa, incandescente, combattuta, guerresca. Come l'amore. Vuoi mettere? Analisi dei fatti: una scritta è visibile, l'altra è cancellata. Cerco di capire. Le date sono diverse: 2008 quella cancellata, 2011 quella visibile. Identica, invece, la donna dei sogni: Jessy (cancellata), Jessica (visibile). La stessa, non c'è dubbio. Due possibilità. La prima: lo spasimante perdutamente innamorato si è comprato la bomboletta di spray alla prima cotta. Eravamo nel 2008. Nel 2011 la cotta brucia ancora e lui ricompera una bomboletta di spray e lo riscrive. Ma attenzione, qualcosa è cambiato: Jessy da un "sei la mia vita" è diventata una Jessica "ti amo da morire". Mmm. Se le cose stanno davvero cosi', qualcosa nella storia fra i due sta andando storto: lei si sta allontanando e lui calca la mano (lo spray): ti amo cosi' tanto che sono pronto (prossimo, prossimo, capisci? Mi sentiiiii?) a morire. Resta-quindi-ti-scongiuro-con-me-Jessica. Lei, probabilmente, se ne era già andata quando ancora si sentiva chiamare (che palle!) Jessy. Ecco perché, a questa lettura, preferisco la seconda. Quella, cioè, che vede Jessy passata nella zona di gravità amorosa di un altro fra il 2008 e il 2011. Lui, quello nuovo, la chiama Jessica: ha messo su qualche annetto anche lei (e forse anche qualche chilo), e quindi Jessica come nome le si addice meglio: non siamo piu' ragazzini! Resta pero' da capire chi abbia cancellato la scritta originaria, fondatrice, per cosi' dire, di questo amore conteso. L'innamorato di Jessy, quando si è visto battuto dal nuovo-innamorato-perso, oppure quest'ultimo nel tentativo di fare terra bruciata attorno a Jessica, di bruciarle persino il passato, quello amoroso, quello che Jessi-sei-la-mia-vita? Oddio, mi viene un dubbio: e se fosse stata Jessy diventata Jessica a cancellare la prima scritta e, fattolo con tanta cura, si fosse resa conto di avere esaurito lo spray, rinviando l'annientamento della seconda scritta al giorno dopo? Probabile, ma siamo nel 2012 e la scritta ancora visibile risale al 2011. Quanto impiega Jessica a comprare una nuova bomboletta di spray? Metti pure che lo cerchi dello stesso identico colore (è una che ci tiene al ton-sur-ton), un anno mi sembra tanto. E allora? Forse Jessy diventata Jessica sta ancora con l'autore della dichiarazione leggibile. Oppure, diventata - vado a caso - Jes, se ne starà con un altro, ma visti i tempi che corrono e conto tenuto che i maschi sono fatti tutti uguali, una scritta l'ha lasciata: come memento. Un monito, un avvertimento: stai attento, mio caro, che se tiri troppo la corda e fai il maranza, io nel 2011 uno che impazziva per me ce l'avevo. Anzi: mi amava da morire. Potrebbe continuare a farlo anche oggi. Se è ancora vivo. La realtà non si racconta mai abbastanza.

Ogni vostra parola.

Immagini da "Raccontami una fotografia", andato in scena al Teatro Sociale di Bellinzona il 16 ottobre 2012. Grazie al dottor Roberto Malacrida, all'artista Ivano Torre, a chi si è fidato di me e ha lasciato che fotografassi la sua vita. Grazie a chi mi scrive: assorbo ogni vostra parola. Grazie al pubblico del teatro.

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

(c) 2012 Manrico Pierangeli

lunedì 15 ottobre 2012

Vado a tre tempi.

(c) 2012 weast productions / n.c.


(c) 2012 weast productions / n.c.


(c) 2012 weast productions / n.c.
Domani sera, 16 ottobre, vi aspetto tutti al Teatro Sociale di Bellinzona. Iniziamo alle 20.45. Porto, sul palco, la fiction di un reporter. O la realtà. O entrambe. Credo, alla fine, che ci porto soltanto me stesso. "Raccontami una fotografia" sarà anche la riflessione senza filtri di uno innamorato del suo mestiere. Perché è un modo per guardare in faccia, conoscere e raccontare il mondo. Nelle tre immagini, i tre tempi dello spettacolo. Ecco, ho trovato la frase: saranno le confessioni di un reporter che ha scelto la fiction per rivendicare il valore della realtà. Tante fotografie sul grande schermo del palco con il commento musicale dal vivo di Ivano Torre. Vi aspetto.

giovedì 11 ottobre 2012

16 ottobre: vi aspetto a Teatro. La realtà della mia fiction.

Il 16 ottobre che arriva, ore 20.45: vi aspetto al Teatro Sociale di Bellinzona. Se non sapete dov'è Bellinzona, inseritela nel navigatore, dovrebbe risultare. Entrata libera, tipo volo low cost: chi arriva per primo (o è palestrato e mette pauuuuura) se la gode e ha il posto assicurato. Il mondo va paro paro così. Sul palco ci saranno (proiettate su grande schermo) le mie fotografie dal Resto del vita e oltre; un giro del mondo in 9120 battiti del cuore. Dal palco giungerà qualche mio commento a voce; forse a volte, mezza al buio, vedrete la mia faccia da reporter. Ci sarà il commento in musica di Ivano Torre, il dialogo senzaparole con le mie zavorre, i miei fondali, i miei voli infinitesimali, totali, senzarete nel buio dell'universo umano: musica a provocarvi, assecondarvi, proiettarvi, fiondarvi dentro le immagini, a rendere tutto più coinvolgente. Tornerete a casa con le immagini incollate ai vostri corpi. E con le note che vi tenderanno l'imboscata davanti allo specchio del bagno, per l'ultimo faccia a faccia della giornata. Un reporter a teatro? Oooohhh. Credo che soltanto a teatro si possano dire certe cose oggi: così, semmai ti denunciano, puoi sempre dire che era una fiction. Se resti senza lavoro puoi sempre dire che è stata la sfortuna. Se ti prendono sul serio concludi, esterefatto, che le cose, a volte, vanno come dovrebbero andare, in realtà. Ci vediamo. 

martedì 9 ottobre 2012

Stodadio. O quasi.

Oggi sto da dio. Stodadio. Ho pagato l'IVA aziendale con ritardo (ero via, ero via, la busta si era nascosta da sola, giuro!): mi hanno scritto una lettera che se ammazzo qualcuno sono piu' gentili. Sto da dio perché mi era sfuggita (quasi) anche questa. Oggistodadio perché la Merkel è stata la mia prima lettura del mattino: ad Atene sotto chiave, con quelli che protestavano sulla piazza guardati da poliziotti greci modificati geneticamente in dobermann. Nessuno in fila davanti alla vecchia signora dell'eurodisneylandia. Che bello. Sto di un bene perché mi sono ascoltato i rosari degli esperti (economia, finanza, politica) senza fine e senza senso. Che botta, che dose. Sono rimasto staccato da terra per ore. Io, solo, in volo. Loro, dietro, in cravatta, ma senza fiato, ormai. Stodadio perché pare sia un ticinese il ladro di informazioni riservatissime sottratte alla CIA svizzera, i nostri servizi SEGRETI. Non è vero che a Berna non sappiamo farci notare. Ci facciamo addirittura riconoscere. Stodadio perché finalmente qualcuno ammette che l'esercito svizzero è infiltrato da estremisti di destra: vivevo angosciato dal sospetto che fosse un nido di trotzkisti. Stodadio perché la Turchia non ce la fa piu' a gestire l'afflusso di profughi siriani e allora sposta gli F-16 lungo il confine: giu' bombe. Pensavo di essere nato irrimediabilmente troppo tardi per assistere a certe cose. Stodadio perché mi sveglio ogni notte alla 1 e 58 e da un po' di tempo, alla stessa precisa ora, sotto la mia finestra passa un tipo con la barba che dice “povera me”, al femminile. E stodiunbenepazzesco perché oggi ho sentito una ragazza dire alla sua amica, parlando del suo ragazzo, che gli avrebbe fatto vedere chi ha le palle. Stodadio perché uno studio americano ha finalmente dimostrato che i droni (aerei senza piloti) armati di Obama fanno piu' morti fra i civili che fra i militanti radicali pakistano-afgani e yemeniti.
I talebani hanno sparato alla giovane Malala Yousafzai, ferendola  gravemente. A soli 14 anni in Pakistan si batteva per il diritto all'istruzione delle ragazzine, nelle scuole vere, non in quelle lavacervello coraniche. E' un simbolo che merita le prime pagine e una lezione speciale nelle scuole svizzere. Mi spiace, mi spiace moltissimo che tutti, informazione mondiale compresa, la utilizzeranno (l'hanno già utilizzata) per darsi una sciacquata di candeggina alla coscienza: appesantita e annerita dalla superficialità e smemoratezza riservate alla notizia sui droni. Stodadio perché ho quasi capito come vanno le cose. 

venerdì 5 ottobre 2012

Il carcere del traffico e lo spettacolo della vita.


Domani sulla Regione, nel Senso del taccuino, elogio del traffico incolonnato. Come ermeneutica dell'esistenza. Un estratto.     

Sto per scrivere qualcosa che mi procurerà qualche nemico. O mi farà passare per pazzo. Adoro finire nel traffico incolonnato. Restarmene fermo dentro la mia gabbia metallica trasparente accanto alle gabbie metalliche e trasparenti degli altri. Mi piace rimanere incollato all'asfalto davanti a un semaforo pigro che se la prende comoda, in mezzo a file di automobili. Ho imparato a trasformare l'inquietudine, l'insofferenza, la rabbia in sguardo. L'ho imparato da un amico costretto a vivere in una megalopoli mediorientale. Un giorno, eravamo entrambi seduti in un taxi prigioniero di un ingorgo. Avevo l'impressione di essere finito tra le ganasce di una enorme tenaglia, immobilizzato dalla sua stretta impassibile. “Invecchiate nel traffico”, avevo detto al mio amico, che osservava dal finestrino le altre automobili ferme accanto a noi. “Ti sbagli”, mi aveva risposto. “Nel traffico viaggio con la mia mente, riempio i miei occhi di immagini, vengo a sapere molte cose sulla vita e sugli altri.” Confesso che, da qualche parte dentro di me, la pensavo anch'io in questo modo. Eppure, non avevo mai avuto l'audacia di confessarmelo. Quel giorno, dentro il ventre incandescente e senza forma del traffico, ho aperto gli occhi. E ho capito.

lunedì 1 ottobre 2012

Talento.

Vi invito a guardare le fotografie che Givanna Scaja ha scattato a SpazioReale. Dentro e fuori. Cliccate QUI. Quando gli sguardi si incontrano.